mercoledì, Bryant Park
Cara New York,
La passeggiata. New York City is famous for it’s 8 million persons in and out of Manhattan traffic daily. One thing you learn quick is how to walk New York City normale. To stroll, passeggiare, is a luxury the masses here in the city are not afforded. It’s not that per forza we’re stressed, it’s just being a New Yorker, knowing another opportunity could be missed if we stroll like we’ve got no deadlines or debt to pay, that somehow keeps the anxiety high.
In Midtown, you can tell the tourists from us, the ones that pay copious amounts of taxes that never quite make up for life quality. Gli italiani say it’s the place to make so much money, pay the least amount of tax, because of course it’s only Italia that never changes. Yet in New York there’s constantly not enough time, one still lives to work but never has enough money, holiday seems like a once in a lifetime privilege, the perpetual rat race we like to call ‘New York energy that never dies and comes back stronger’. The hype of an old idealogy from nearly 50 years ago seems ignorant in what I believed the honesty of ‘saying it like it is’ was alla New Yorker. Most tax and visa paying stranieri, can’t afford to live bicontinental on their “great” u.s. salary, it’s a 1 to 2 week trip a year if your lucky. A culture built on having to earn one’s human rights, indeed means you can spend a life time chasing opportunità, adverstised as a “good debt management that leads to a great credit score”. So, we can’t afford to passeggiare, the propoganda is too engrained. We “love it”, because value is only measured in one singular united state american way, as if there are only 12 hours in day.
The pace seems to swallow one into isolation from the rest of cultures. If you reason and compare with Toronto, Milano, Berlino or elsewhere, most New Yorkers take offense. Projecting insecurity just perpetuates the lack of actual innovation. I’d always thought what’s better a Milano should be even more so a New York. Instead cops chased me while sitting wearing archive Proenza Schouler for smoking in this very park, despite the the guys shooting heroine in their arms just across the street. A Milano people huff when you don’t throw your sigaretta in the cigarette post. You’ll be judged with stares up and down but you won’t potentially be killed by a police officer. I guess that’s another reason we New Yorkers seems to never have enough time, always on the run.
What happened to us, the generations from 35 to 55 that complained and moved away to run the empire state’s marathon only to come back and just complain that nothing changes. Is it not our mentalities that seem to still validate old ideas. A Milano, they say its too fast here, that people are too stressed and too much in a rush for a system that doesn’t innovate the laws with the times. Ironically I feel the same about New York, le vecchie close minded modalità of work schedules, tax systems, and slogans that justify exploitation. In comparison a Milano people stroll while talking on the phone of how exhausted and stressed they are. Capisco, it’s many decades of following a world leader that by culture exploits people for profit. It’s great if your ‘website’ is “free” but didn’t building your business solely on Meta only justify the need to keep the Partita Iva process dead in old bureaucracy? It’s great that the U.S. company can play king though, I guess, but you still work for less and that multinazionale can fire you for improbable cause just like in New York. If one applies the best of both worlds, magari we could stroll just as much as we run.
New Yorkers race daily wrapped in the hope that maybe something could change, even if their unconcerned about how much better and why so it is else where. People a Milano power walk only to watch the same perils occur. It’s not that one or the other has “more” “better” opportunity it’s late stage capitalism, void of our willingness to apply some good old common sense. The grass is only greener where we want it to be.
___________italiano____________
mercoledì, Bryant Park
Cara New York,
Oh to stroll. New York è famosa per i suoi 8 milioni di persone che ogni giorno entrano ed escono a Manhattan. Una cosa che si impara in fretta è come camminare alla New York normal. Passeggiare è un lusso che la maggior parte di noi della città non si può permettere. Non è che siamo stressati per forza, è solo che essere newyorkesi, sapere che potremmo perdere un’altra opportunità se passeggiassimo come se non avessimo scadenze o debiti da pagare, in qualche modo mantiene alta l’ansia.
A Midtown, si distinguono i turisti da noi, che paghiamo un sacco di tasse che non compensano mai del tutto la qualità della vita. Gli italiani dicono New York è la città dove possibile fare un sacco di soldi e pagare meno tasse, perché ovviamente è solo l’Italia che non cambia mai. Eppure a New York il tempo non basta mai, si vive per lavorare ma non si hanno mai abbastanza soldi, le vacanze sembrano un privilegio irripetibile, la perenne corsa al successo che chiamiamo “New York energy that never dies” e torna sempre più forte di prima. L’enfasi su un’ideologia vecchia di quasi 50 anni fa sembra ignorante rispetto a ciò che credevo fosse l’onestà del “dire le cose come stanno” alla newyorkese. La maggior parte degli stranieri che pagano tasse e visti non può permettersi di vivere tra i due contenenti con il loro “ottimo” stipendio americano; si tratta di un viaggio di una o due settimane all’anno, se si è fortunati. Una cultura costruita sulla necessità di guadagnarsi i propri diritti umani significa, di fatto, che si può passare una vita a inseguire opportunità, pubblicizzate come una “buona gestione del debito che porta a un ottimo punteggio di credito”. Quindi non possiamo permetterci di passare il tempo, la propaganda è troppo radicata. “Lo amiamo”, perché il valore viene misurato solo in un unico modo americano, come se ci fossero solo 12 ore in una giornata.
Il ritmo sembra soffocare e isolare dal resto delle culture. Se si ragiona e si fa un paragone con Toronto, Milano, Berlino o altrove, la maggior parte dei newyorkesi si offendono. Proiettare insicurezza non fa altro che perpetuare la mancanza di vera innovazione. Ho sempre pensato che, se Milano è già di per sé un posto migliore, New York dovrebbe esserlo ancora di più. Invece, la polizia mi ha inseguito mentre ero seduta, indossando un look d’archivio di Proenza Schouler alla radical chic, per aver fumato in questo parco, nonostante dall’altra parte della strada ci fossero dei tizi che si iniettavano eroina. A Milano, la gente sbuffa se non getti la sigaretta nel posacenere. Ti guardano dall’alto in basso con aria di rimprovero, ma non rischi di essere ucciso da un poliziotto. Immagino che questo sia un altro motivo per cui noi newyorkesi sembriamo non avere mai abbastanza tempo, sempre di corsa.
Cosa è successo a noi, le generazioni dai 35 ai 55 anni che si lamentavano e si trasferivano per correre la maratona dell’Empire State, solo per tornare e lamentarsi che nulla cambia? Non è forse la nostra mentalità che sembra ancora convalidare vecchie idee? A Milano, dicono che qui si corre troppo, che la gente è troppo stressata e troppo di fretta per un sistema che non aggiorna le leggi al passo con i tempi. Ironicamente, provo la stessa sensazione riguardo a New York: un vecchio e chiuso modo di pensare agli orari di lavoro, al sistema fiscale e agli slogan che giustificano lo sfruttamento. In confronto, a Milano la gente passeggia parlando al telefono di quanto sia esausta e stressata. I get it, sono decenni che seguiamo un leader mondiale che per cultura sfrutta le persone per profitto. È fantastico se il tuo sito è “gratuita”, ma costruire un’azienda esclusivamente su Meta non ha forse giustificato la necessità di mantenere il processo della Partita Iva morto nella vecchia burocrazia? So fantastic che l’azienda americana possa fare la parte del re, immagino, ma si lavora comunque per meno e una multinazionale può licenziarti per una causa improbabile, proprio come a New York. Se si applicasse il meglio di entrambi i mondi, forse potremmo passeggiare tanto quanto corriamo.
I newyorkesi corrono ogni giorno avvolti dalla speranza che forse qualcosa possa cambiare, anche se non si preoccupano di quanto meglio e perché altrove le cose stiano così. A Milano la gente cammina a passo svelto solo per assistere al ripetersi degli stessi pericoli. Non è che uno o l’altro abbia “più” o “migliori” opportunità, è il capitalismo nella sua fase avanzata, privo della nostra volontà di applicare un po’ di buon senso. ‘The grass is greener’ solo dove vogliamo noi.



